L’implantologia è la branca dell’odontoiatria che si occupa della sostituzione dei denti mancanti con protesi fissate alle ossa mascellari mediante viti in titanio, al fine di ottenere una dentatura dall’aspetto naturale. Quali sono le tempistiche e soprattutto i metodi più corretti per ritrovare un sorriso perfetto?

Traumi da contatto, carie trascurate e forme molto estese di parodontite possono causare la perdita di uno o più denti (edentulia) che, oltre a comportare ovvi disagi sia dal punto di vista relazionale che estetico, possono causare serie problematiche del cavo orale, in particolare della funzione masticatoria con ripercussioni anche gravi sulla salute generale.

È quindi importante intervenire in modo tempestivo alla sostituzione dei denti mancanti grazie all’impianto di radici artificiali in titanio che servono da ancoraggio per le protesi, che in questo modo si armonizzano con la dentatura naturale. Il titanio, infatti, si integra efficacemente con l’osso: una volta inserito, gli osteoblasti, le cellule deputate alla neoformazione di ossa, crescono sulla superficie grezza della vite, formando un collegamento strutturale e funzionale tra l’osso vivente e l’impianto stesso.

Per procedere con un impianto è però necessario tenere in considerazione l’aspetto anagrafico (è un tipo di soluzione sconsigliabile per i soggetti troppo giovani) e le condizioni di salute generale del paziente, al fine di escludere il rischio di complicanze provocate dall’intervento odontoiatrico e programmare un piano di terapia adeguato. Alcune patologie vanno infatti attentamente valutate per verificare e quantificare la presenza di un rischio medico, come per qualsiasi intervento chirurgico.

La durata dell’intervento per inserire un impianto dipende da paziente a paziente, a seconda della complessità. Nei casi più semplici, ovvero in presenza di un volume osseo sufficiente e di un buon supporto gengivale, possono bastare pochi minuti. Nei casi in cui sia invece necessario un innesto di osso o il posizionamento di più impianti, i tempi dell’intervento si dilatano fino a qualche ora.

L’implantologia tradizionale prevede che la protesi definitiva possa essere posizionata solo dopo alcuni mesi di osteointegrazione (da 2 a 6 mesi). Una seconda metodica, quella post-estrattiva, prevede che nella zona di estrazione di un dente malato, se non ci sono problemi di tipo infettivo, ascesso o cisti, si inserisca immediatamente l’impianto. Infine, una terza metodica, detta a carico immediato, permette di posizionare immediatamente sull’impianto appena inserito la protesi provvisoria.

Anche se caratterizzati da una percentuale di sopravvivenza molto alta (del 95% a 5 anni per impianti nella mascella inferiore e del 90% per impianti nella mascella superiore) gli impianti dentali possono non riuscire per una serie di problemi, legati soprattutto al processo di guarigione. Ad esempio, se l’impianto è stato inserito in una posizione sfavorevole o se non sono state eseguite tutte le indagini radiologiche necessarie, l’osteointegrazione potrebbe non avere luogo. Inoltre, gli impianti possono fratturarsi o infettarsi, esattamente come i denti naturali.

È molto importante affidarsi a professionisti di fiducia, in grado di valutare la soluzione più adatta al paziente e di monitorare nel tempo la riuscita dell’intervento eseguito. L’implantologia dentale è infatti una terapia odontoiatrica complessa, che richiede molta maestria, il rispetto dei giusti tempi di guarigione e una buona dose di collaborazione tra medico e paziente.

Credits: Photo by Erick Tang on Unsplash

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